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Pagine sui social media anche per le aziende: ecco perché

Da diversi anni le aziende si sono fatte convincere dal potere della tecnologia e di internet, ma ormai, dopo un po’ di tempo, questa persuasione è diventata una vera e propria necessità. Infatti non sono di certo poche le aziende che ormai ingaggiano esperti di social media e di materie digitali per promuovere la loro professionalità in tantissimi modi diversi.

Facebook è il social più utilizzato per diffondere la propria immagine aziendale tramite apposite pagine dedicate ad essa, ma pubblicizzarsi non basta poiché è molto importante l’engagement di nuovi utenti/clienti, ovvero è molto importante fidelizzare. Tutto questo ha incentivato delle nuove professioni creative che dal punto di vista della psicologia del lavoro richiedono da parte del lavoratore un pensiero sicuramente laterale, propenso ad avere un approccio creativo senza precludere quello logico, per ogni mansione si debba svolgere, ecco perché sono nati diversi corsi universitari di psicologia del lavoro, qui maggiori info.

La VU University di Amsterdam ha condotto uno studio sulla reputazione aziendale diffusa tra i social e ha rilevato che la percezione della KLM Royal Dutch Airline ha raggiunto livelli molto positivi, e che la reputazione aziendale era direttamente proporzionale al livello di engagement degli utenti. È stato notato come la web reputation e il lavoro svolto tramite i social media siano molto importanti soprattutto per i servizi non tangibili come una compagnia aerea o un ente del turismo, constatando come i potenziali clienti si facciano influenzare dalle opinioni che circolano su questi canali digitali e dal modo in cui promuovono la loro immagine.

Le modalità d’uso dei social sono molto consone alla diffusione di un’immagine aziendale e facilitano il contatto tra i diversi clienti/utenti del social, diventando fan o follower di un post o di una foto o di un video. E’ così che si diffonde il word-of-mouth marketing, ovvero il passaparola che riesce a fare mercato e far raggiungere il successo mediatico e commerciale di chi decide di farsi notare con i social network.

 

Social media: cosa si condivide e perché

Per un’azienda che decide di essere presente sui social media, è importante capire che tipo di contenuti vengono condivisiquali sono le motivazioni che spingono le persone a condividere contenuti. Del resto, se i nostri clienti amano condividere immagini, può essere più efficace fornire i contenuti sotto forma di immagini, piuttosto che sotto forma di articoli (un articolo può essere benissimo riassunto in un’infografica).

Stando ai dati IPSOS (rilevazione del settembre 2013 effettuata su 24 paesi, tra cui l’Italia)  il 71% degli utenti internet condivide sui social media. Sono dati di un anno fa, ma dubito che nell’ultimo anno siano diminuiti…

Se andiamo a spulciare, troviamo che la condivisione di immagini raccoglie il 43% dei consensi, seguita al 26% dalla condivisione di opinioni, dall’aggiornamento su quello che uno sta facendo e link ad articoli. Poi ci sono le recensioni (ovvero quello che uno si sente di raccomandare) al 25% e via via tutto il resto.

E riguardo ai contenuti?

La timeline di un account facebook è spesso un coacervo di catene, spam, notizie poco utili. In mezzo, facendo molta attenzione, talvolta si scoprono anche post interessanti (questo almeno vale per me e per molte delle persone con cui mi capita di parlare di questo argomento). Anche twitter non scherza, tant’è che su twitter è raro il caso di persone che guardano con attenzione la propria timeline (tranne all’inizio, subito dopo aver aperto l’account). E anche i gruppi linkedin stanno prendendo una brutta china (ne parleremo in un prossimo articolo).

Eppure l’intenzione delle persone non è quella di spammare, né tanto meno quella di annoiare. Anzi.

Ipsos ci spiega come il 61% delle persone (in media) condivide cose interessanti, il 43% cose importanti e un altro 43% cose divertenti.

Ora, i numeri hanno un loro perché. Hanno anche una loro solidità rassicurante. Due per due fa sempre quattro e questo tranquillizza (almeno finché non ti imbatti in roba tipo l’Algebra di Banach, il che per fortuna tocca a poche persone).

Ma per quanto i numeri siano certi, il significato dei numeri va interpretato. E allora com’è che l’80% del mio diario (e sono buono!) è costituito da contenuti poco interessanti, per nulla importanti e che talvolta mi mettono pure un po’ di tristezza?!?

La spiegazione sta nel fatto che i concetti di interessante, importante e divertente sono soggettivi (Il che potrebbe anche significare che per qualcuno le catene sono interessanti… meglio se faccio conto di non averlo pensato…)

E allora quando si parla di analizzare il nostro target non dobbiamo limitarci a sesso, età, cultura, scuola ecc, ma è importante anche capire qual è il valore che il nostro target dà a determinati tipi di contenuti.

I nostri fan e follower sono più attenti alla forma o alla sostanza? Preferiscono commuoversi o fare una grassa risata? Ed eventualmente cos’è che li fa commuovere o li fa ridere? Cosa ritengono importante, così importante da doverlo condividere con gli altri? E cos’è abbastanza interessante o coinvolgente da spingerli a commentare e a dare la loro opinione sulla nostra pagina?

La risposta a queste domande richiede un periodo di studio e di osservazione, non solo dei nostri canali social, ma di qualsiasi mezzo di comunicazione su cui sono presenti i nostri potenziali clienti. È un vero e proprio lavoro, ma è imprescindibile se vogliamo ottenere dei buoni risultati sui social.

E ricordate: quello che per il nostro cliente è importante, automaticamente deve diventare importante anche per noi!

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